Oggi parliamo di: smartworking e connessioni

Una pandemia ci ricorda che si può lavorare anche da casa… ma quante difficoltà!

Dal 10 marzo 2020 al momento in cui scrivo sono passati ormai quasi 2 mesi e la pandemia conosciuta con il nome di Covid-19 non ha ancora smesso di dichiarare guerra a chiunque capiti a tiro per il mondo, Italia compresa, ovviamente.

Una situazione strana, da film catastrofico, uno di quelli che quando hai finito la visione esclami “sì, vabè, più niente?”. Eppure è tutto vero, eppure sono 2 mesi che non si esce di casa, se non per fare la spesa (o almeno così si dovrebbe fare… “furbi” esclusi).

L’economia non se la passa tanto bene (e se la passerà ancora peggio nel prossimo futuro, la butto lì), e chi è riuscito a mantenere il proprio posto di lavoro o non ha “abbandonato” lo status di libero professionista, o ancora chiuso la propria azienda, si trova a fare i conti con un qualcosa di quasi sconosciuto prima (in ITALIA): lo smart working.

E che è ‘sto “smart worki”?

Lo smart working, o, per i MEME del web sul Premier Conte, ormai “smart worki”, è semplicemente la condizione di svolgere il proprio lavoro da casa, senza necessariamente dover presenziare fisicamente nella sede/ufficio dell’azienda per la quale si lavora.

Personalmente ho sempre considerato questa soluzione come più di una semplice buona alternativa al lavoro “tradizionale”, davvero ottima se la si utilizza con criterio, magari alternandola a presenze in sede/ufficio; forse la trovo un po’ meno efficace se adottata come unica soluzione: ad esempio su un percorso lavorativo di 20 giorni alternerei almeno 2/3 presenze in sede/ufficio se si lavora in un team, lo trovo più stimolante. Ovviamente questa è una mia personale visione, vanno considerati molti fattori ed il discorso è volutamente semplicistico in questo caso.

Facciamo un passo avanti e vediamo perché subito dopo il titolo ho scritto “quante difficoltà”.

Questa che stiamo vivendo è forse l’era tecnologica per eccellenza, che tra stampanti 3D, visori per la realtà aumentata, assistenti vocali, domotica avanzata e chi più ne ha più ne metta, è diventata il paradiso per gli appassionati tecnologici o di indole curiosa. Di cose da testare e delle quali sorprendersi ce ne sono a bizzeffe.

Eppure, una grande parte dello Stivale, specialmente in questi giorni di smart working da quarantena (ma penso anche agli studenti con le lezioni online), si accorge di non avere una connessione a internet adeguata, o, peggio, prende atto che una connessione dati dallo smartphone non basta. Tutto ciò stona con il dipinto tecnologico fatto poco fa.

Secondo lo studio (in aggiornamento) effettuato dall’affidabile Ookla, sito/applicazione che permette di effettuare speedtest sulla propria linea “fissa” o “mobile”, le connessioni in Italia durante questa quarantena sono peggiorate del -12% per la linea di casa e -9% per le connessioni dati. Di seguito i grafici (Fonte Ookla).

speedtest effettuati in Italia performance linea in Italia

Ora è doveroso fare una precisazione riguardante il grafico numero 2 (quello delle performance mb in Download. E’ chiaro che il grafico è il risultato di un numero altissimo di misurazioni fatte in tutta Italia, che fa una media matematica prendendo in considerazione sia la superfibra che si può trovare nelle grandi città, con velocità fino a 1000 MB/s, sia le connessioni Adsl 20 Mega ultra-sature che fanno fatica a raggiungere i 5 MB/s.
Ed è proprio di quest’ultime che voglio parlare.

Il problema connessioni

Togliamo le principali città della Penisola (Roma, Milano, Torino e via dicendo): cosa resta? Restano un’infinità di medio/piccoli comuni in cui le linee adsl/fibra o FWA con 4G sono totalmente sature; così sature da avere connessioni che non permettono di fruire adeguatamente di software fondamentali per lo smart working, come ad esempio Skype o Zoom, entrambi utilizzati da lavoratori e studenti come il pane quotidiano ormai (sostituisco il detto con pizza calcolando la quarantena? Ok, dico pizza quotidiana!)

La verità è che in Italia la media delle connessioni presenti nei comuni a bassa/media densità è imbarazzante per l’epoca tecnologica in cui ci troviamo, ed il sottoscritto, con la linea FWA Linkem 4G, non fa eccezione.

velocità linkem

Va ad avvalorare questa mia affermazione un’altra ricerca, pubblicata da Cable.co.uk, basata su misurazioni effettuate da privati, aziende ed enti vari (parliamo, solo in Italia, di più di 14 milioni di test effettuati in totale).

Italia connessioni

Qui la media misurata in Download è di 17.3 MB/s e vale sempre lo stesso discorso: alcune città sono ottimamente servite, tantissimi piccoli e medi centri hanno una copertura pessima: media matematica tra chi ha 1 e chi ha 1000.

In Italia si investe poco sul digitale, sull’innovazione tecnologica del territorio. Ora sta prendendo forma il progetto 5G e speriamo aiuti a migliorare la situazione, ma comunque sappiamo già che per raggiungere i comuni sopra citati ci metterà un bel po’ di tempo, forse anni.

Possibile che nel 2020 il nostro Paese sia strutturato così male in ambito di infrastrutture per la connessione a internet? La risposta, purtroppo, è un deludente e triste “sì, lo è”.

Alla faccia dello smart working.

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